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Spotify Ad Studio: la rivoluzione del branding

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È il nuovo modo di gestire le campagne pubblicitarie, altamente personalizzabile e con molti strumenti creativi a disposizione. Ecco cos’è e come si usa.

Anche se non l’abbiamo mai utilizzata, tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di Spotify, la piattaforma di streaming musicale con più di 350 milioni di utenti e una media di ascolto di 2,5 ore al giorno per utente.

L’introduzione di Ad Studio, per la creazione e la gestione di campagne pubblicitarie, è una vera rivoluzione nel campo dell’online advertising e, se usato bene, è uno strumento molto utile per le aziende.

Una delle difficoltà principali per chi decide di fare advertising su una piattaforma come Spotify è sempre stata che, diversamente dalla maggior parte delle app, su Spotify non si può puntare sulla parte visiva; il colosso svedese ha deciso di venire incontro alle aziende, inserendo nel budget standard uno speaker professionista, selezionabile da una lista che comprende diversi tipi di voci (maschile, femminile, giovane, matura, ecc.), una colonna sonora per accompagnare gli annunci, la traduzione dei testi in diverse lingue, una tagline promozionale legata all’annuncio e la personalizzazione dell’url di atterraggio.

Inoltre, Spotify Ad Studio permette di intervenire sulla campagna interrompendola in qualsiasi momento e pagando solo l’importo speso fino a quel momento, di lanciarla anche all’estero eliminando il filtro di geolocalizzazione, di selezionare la piattaforma su cui mostrare gli annunci e di ricevere report in tempo reale.

Anche la scelta del pubblico da targetizzare è estremamente personalizzabile: si può selezionare l’età, la località, il genere, gli interessi globali (e quindi non legati strettamente ai gusti musicali) ed è inoltre possibile utilizzare i dati di prima e terza parte, targetizzando anche chi ha ascoltato solo una volta un certo brano o una specifica playlist.

Si riesce quindi a scegliere se agire in modo più mirato, cercando un pubblico specifico, o in modo più ampio e trasversale, raggiungendo una copertura maggiore.

Proprio come avviene sul Business Manager di Facebook, anche qui è possibile calcolare in anticipo la reach della campagna, ossia il numero di utenti che vedranno l’annuncio; da notare che anche il prezzo del CPM (costo per mille impressioni) è molto competitivo.

Tuttavia, è importante ricordare che gli annunci audio sono molto diversi da quelli che includono una componente visiva, e che non bisogna dimenticare che chi utilizza Spotify lo fa per rilassarsi o concentrarsi, e dunque gli utenti tendono a non apprezzare le intromissioni pubblicitarie: ecco perché lo storytelling creativo è così importante quando si struttura una campagna per un’applicazione come Spotify.

Non bisogna trattare gli annunci creati per questa piattaforma come fossero annunci per la radio, ma fare in modo di creare contenuti specifici che raccontino una storia, inserendosi nelle attività di fruizione della musica e andando a promuovere e instaurare l’emotional branding, ossia un legame emotivo tra azienda e utente.

Per fare pubblicità su Spotify si possono scegliere diversi formati; quelli solo audio, che si inseriscono tra due brani in ascolto, sono i più utilizzati ed efficaci, ma sono quelli che richiedono uno storytelling particolarmente brillante, proprio perché vanno ad interrompere l’attività scelta dall’utente.

I video takeover sono invece annunci che compaiono sullo schermo quando esso è in primo piano, ad esempio quando l’utente sta sfogliando il catalogo; gli annunci leaderboard invece sono inserzioni video che non si possono saltare e che durano 30 secondi.

Le opzioni sono molte, ma per sviluppare l’emotional branding una delle più efficaci è la Sponsored Playlist, ossia liste di brani, legate a uno o più temi specifici, che l’utente può ascoltare, salvare e seguire tramite il suo profilo.

Prima di scegliere quale di queste tipologie di annunci sono le migliori per il tuo brand, ecco alcuni consigli.

Non bisogna mai dimenticare che, quando si crea una campagna pubblicitaria su Spotify, l’audio è in primo piano: non solo il testo quindi, ma anche il tono di voce e la musica di sottofondo sono elementi da valutare attentamente per raggiungere il risultato desiderato.

Inoltre, anche se gli strumenti di Ad Studio permettono di selezionare un target molto ampio, bisogna ricordare che gli utenti non amano particolarmente le pubblicità mentre ascoltano la musica, quindi è bene selezionare un target specifico, che per età e interessi sia vicino al brand.

Rispetto ad alcuni anni fa, oggi la pubblicità online è sempre più legata alle community che si formano intorno a specifici interessi o valori; ecco perché è importante non sottovalutare i benefici che si possono trarre dall’emotional branding, ossia da campagne pubblicitarie che coinvolgano gli utenti e li facciano sentire parte di una community.

Proprio per questi cambiamenti nell’online advertising, Spotify Ad Studio è uno strumento che promette di essere particolarmente efficace.